ADRARA SAN ROCCO

1. Chiesa di S. Faustino ai Morti di Bondo


  

1. S.FAUSTINO AI MORTI DI BONDO

La  chiesa dedicata ai Santi Faustino e Giovita è detta dei morti di Bondo.

Si  trova in alto alla valle di Adrara con posizione panoramica dominante su di essa, non distante dal valico che da detta valle conduce alla Val Cavallina.

[Chi da Villongo sale verso Adrara, scorge ai limiti estremi della Valle Calepio, adagiata in una conca verde – quasi vedetta solitaria nell’anfiteatro dei monti – la bianca chiesetta di Bondo. (Mons. Angelo Martinelli)]

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L’esistenza della chiesa è documentata a partire dal XIV secolo, ma più di una volta compare la data del 1051 (un coppo recante tale data; data impressa sull’intonaco in prossimità della facciata), testimonianze rinvenute durante i lavori di restauro di diverse epoche. Il periodo di fondazione è altrimenti avvalorato da elementi architettonici attribuibili al XII secolo, di età romanica.

Nel Trecento essa era dotata di un beneficio particolarmente ricco, assegnato ai chierici della diocesi. Ciò ad indicare il ruolo rilevante nei primi secoli dalla fondazione, sebbene non avesse dignità parrocchiale.

Nel Cinquecento gli atti delle prime visite pastorali ne danno un quadro di decadenza. Dalle visite di questo periodo si hanno alcune informazioni di come doveva essere la chiesa prima dell’intervento settecentesco: di dimensioni modeste e ad unica navata, aveva l’abside semicircolare orientata ad est e con la parete verso l’altare decorata ad affresco.

Per tutto il XVII e parte del XVIII secolo la situazione rimane immutata. Sarà nel 1776 che verranno avviati, grazie al parroco Giovan Battista Corna, lavori abbastanza consistenti per ridare decoro alla chiesa. A questa data appartengono lo smantellamento dell’originaria abside, la sopraelevazione dei muri laterali, il rifacimento della facciata (aggiungendovi portale e finestre laterali con cornici lavorate in arenaria di Sarnico) e l’aggiunta del portico antistante. L’intervento massiccio ha cancellato il carattere dimesso e la spazialità della chiesa originaria.

Nel 1911  gli interni vennero completamente rinnovati con un ciclo decorativo ad opera del bergamasco Pietro Cambianica e del bresciano Giacomo Belotti, allora studenti dell’Accademia  Carrara e allievi di Ponziano Loverini. Furono rinvenuti, sulla parete nord, alcuni affreschi quattrocenteschi.

Tra il 2003 e il 2005 viene affidata la direzione dei lavori di un restauro complessivo dell’edificio all’architetto GianMaria Labaa di Bergamo, con la collaborazione del restauratore Amelio Micheli. Fu di questa occasione la messa in luce di consistenti porzioni di murature originarie e della muratura di fondazione dell’abside, dell’antico ingresso laterale romanico, di frammenti di intonaco con decorazioni a graffito e una finestra quattro-cinquecentesca.